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pdfALATRI E LE SUE MURA

AlatriIl complesso monumentale dell’Acropoli di Alatri, situato al centro dell’abitato cittadino, costituisce una delle creazioni più suggestive e meglio conservate dell’architettura preromana in Italia. La costruzione ciclopica, caratterizzata da robuste muraglie in opera poligonale, avvolge per intero la sommità della collina, dando origine ad una vasta sopraelevazione di forma trapezoidale, disposta trasversalmente rispetto all’olientamento meridiano della città. La struttura di contenimento è state edificata, senza ricorrere all’uso di fondazioni, direttamente sulla viva roccia del colle, mediante la sovrapposizione di enormi massi irregolari di pietra calcarea, connessi gli uni agli altri secondo una singolarte tecnica che non prevede l’impiego di sostanze cementizie.
Il notevole sforzo costruttivo necessario per erigere, con modesti mezzi a disposi-zione, un’opera di siffatte proporzioni, fa ritenere che l’intera struttura sia frutto di una lunga fase di elaboratione, iniziata presumibilmente (secondo le ultime ipotesi di Ornello Tofani intorno al Xll secolo a.C.) dalle popolazioni Hittite o Erniche? E protrattasi, attraverso più riprese, per alcune centinaia d’anni, con l’evidente contributo di diverse generazioni di maestranze specializzate. Per la sua posizione dominante e per l’assoluta inaccessibilità del luogo, l’Acropoli ha svolto fin dalle origini la duplice funzione di spazio sacro e di presidio difensivo, divenendo alternativamente sede di antichi riti religioni ed ultimo rifugio delle popolazioni sottostanti.
Allo stato attuale, nonostante le ingenti spoliazioni subite nel corso dei secoli, essa conserva pressoché inalterata la solida impostazione spaziale, dovuta in gran parte al perfetto stato di conservazione del paramento murario, sul quale si aprono, nel loro primitivo assetto, le due parte d’accesso. La Porta Maggiore sia per la tecnica adottata, che per l‘imponenza dei materiali messi in opera, la grande porta detta di Civita è considerata l’esempio più eloquente delle possibilità costruttive dell’architettura ciclopica, sapientemente espresse con il solo impiego della struttura architravata. Essa si apre alla fine del lato meridionale dell’Acropoli, mediante la perfetta sovrapposizione di otto macigni, sormontati da un colossale architrave (del peso, secondo nostre stime, di 27 tonnellate) su cui sono ancora ben visibili il battente di chiusura e i fori di alloggio dei cardini della porta. Ne consegue un effetto di straordinaria monumentalità, accresciuto all’interno da un lungo corridoio in opera poligonale, che raggiunge in salita la sommità della rocca.

La Porta Minore
Analogamente alla grande porta Maggiore, questo piccolo accesso secondario, ricavato sul lato nord-occidentale dell’Acropoli, conferma nell’essenzialità delle strutture la severa ripartizione dello spazio, tipica dell’architettura megalitica. L’ingresso appare scandito da quattro massi di varia dimensione sormontati da un lungo architrave che trove la sua logica continuazione nella retrostante galleria ascensionale, coperta con monoliti in progressive aggetto, secondo un sistema riscontrabile solo all’interno della piramide di Menfi. Tuttavia, l’eccezionale significato della porta risiede nelle tre figure falliche scolpite a relievo sulla fronte della trabeazione, nelle quali gli storici sogliono ravvisare una chiara testimonianza degli antichi riti misterici connessi al culto itiphallico, praticato dalle popolazioni pelasgiche.


Le Nicchie
Non lontano dalla porta Maggiore si aprono sulla superficie muraria tre nicchie quadrangolari, disposte in rapida successione, secondo un ordine che vede al centro la più grande di esse. Sull’inusuale collocazione all’esterno dell’Acropoli, il Marocco, nel suo studio sui Monumenti dello Stato Pontificio, ipotizza che esse abbiano potuto accogliere i simulacri delle divinità tutelari, destinati a svolgere una simbolica funzione protettrice, accanto all’ingresso principale dell’area sacra.

 


Tipologie costruttive

Le fonti archeologiche hanno concordemente classificato l’intera opera poliedromegalitica dell’Acropoli attraverso tre principali tipologie costruttive.

Nella prima Maniera: i massi risultano rozzamente sgrossati e di dimensioni contenute: presentano un contorno irregolare, tendenzialmente curvilineo e sono accostati con evidente approssimazione

Nella seconda Maniera: i massi rivelano una squadratura più accurata, proclive alla forma poligonale; le misure assumono una dimensione maggiore e gli interstizi appaiono assai più ridotti.

 

Nella terza Maniera: i massi manifestano una lavorazione scrupolosa con superfici perfettamente appianate e spigoli tagliati al vivo; le linee di giunsione sono assolutamente combacianti, nonostante le notevoli proporzioni e la sagoma rigorosamente spezzata.

 

 

 


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L'Acropoli di Alatri - Lettura di un passato che vive

Don Giuseppe Capone, nel 1982, nel libro “La Progenie Hetea”, per la prima volta, ha introdotto il termine “archeoastronomia” relativamente alla struttura dell’Acropoli di Alatri e alla pianta della Città. I suoi studi hanno suscitato in me la volontà di continuare sulle orme da lui tracciate, convinto della validità della tesi centrale nelle sue ricerche: l’origine di Alatri da popoli provenienti dal mondo orientale, al confine tra il regno degli Hittiti e la realtà mesopotamica. Dal 2009, ho speso tutte le mie energie per offrire il personale contributo a una ricerca volta a dimostrare l’origine preromana ed orientale di Alatri, suscitando l’interesse dei Media. Citando la conduttrice televisiva Syusy Blady: “Sicuramente tra le cose sorprendenti e piene di interrogativi, le mura di Alatri sono fra le prime nel mondo… altro che mura romane, qui si deve riscrivere la Storia come la conosciamo”. Diverse scoperte attendono l’approfondimento degli esperti e di quanti amano la conoscenza. In ordine di tempo, mi piace far menzione di quanto avvenne oltre quattro anni fa. Al sorgere del sole del 28 agosto 2008, insieme al prof. Gianni Boezi, sullo spigolo sud – est dell’Acropoli, ho rinvenuto un “graffito” del quale non si era avuta mai notizia; analizzandolo, ne è emerso un disegno geometrico simile a una triplice cinta. Per esso, ho osservato innanzitutto che risulta orientato astronomicamente e, in secondo luogo, che presenta due “frecce”: queste, con azimut di 139°, puntano in direzione Sud – Est, verso l’Abbazia di Montecassino, il Vesuvio e, inoltre, verso l’oasi di Siwa in Egitto, sede del tempio di Amon? L’Acropoli di Alatri riesce, ancora, a donare elementi riconducibili a quel mondo orientale che trasse sempre ispirazione dal cielo, dal sole, in particolar modo dalla costellazione ei Gemelli, per dirigere le forme dell’esistenza sulla Terra.

In merito, ho individuato il carattere probabilmente più distintivo della Porta Minore. Il suo corridoio in opera poligonale (di circa 17 m), nelle giornate degli equinozi di primavera e d’autunno, viene attraversato completamente dal fascio di luce solare: i raggi lo penetrano dalla sommità dell’ingresso sull’Acropoli sino all’apertura di Via Gregoriana. Certamente tale simbiosi della Porta Minore col sole, allude a simbologie antichissime che vincolano il Cielo e la Terra nel rapporto sacro della fertilità; ad esso rimanda indubitabilmente anche e soprattutto il bassorilievo, sull’architrave, rappresentante tre falli; ad esso allude il sole che, negli equinozi, tramonta nella sella tra Fumone e Montelungo. L’Acropoli di Alatri, dunque, sta facendo riaffiorare i frammenti d’un discorso che la qualificano come il locus di un’intelligenza antica che la volle, citando don Capone, “quale pezzo di Cielo proiettato sulla Terra”. Non solo. Analizzando la posizione di Alatri, in rapporto agli allineamenti equinoziali e solstiziali, ho evidenziato, nelle mie ricerche, come l’Acropoli sia posta al centro di un crocevia di luoghi singolari e di risonanza mondiale, per la presenza di opere megalitiche: Hattusa (capitale dell’impero Hittita), Visoko in Bosnia, Xi’an in Cina, Giza in Egitto, Carnac in Francia. Il mio obiettivo di ricerca è difficile e arduo, soprattutto per la non accettazione, da parte dell’archeologia “ufficiale”, dell’origine preromana ed orientale per Alatri; ma persevero nei miei studi. Mi è gradito concludere con le parole di Adriano Forgione, Direttore della Rivista Fenix: “Le mura di Alatri non sono romane, ma ben più antiche, ci parlano di altre genti, di altri culti, di altre civiltà, di altro sapere”. L’eco della voce che dal Passato più lontano riemerge, sa ancora insegnare a chi abbia la volontà di ascoltarlo.

Il Tempio Solare di Alatri - Costruito intorno al sole seguendo le stelle

Continuando i mei Studi sull'Acropoli di Alatri, simulando la posizione del cielo nel 2102 d.C., ho scoperto che il Polo Nord Celeste è ubicato all’interno della Porta Maggiore. Nel 10798 a.C. il Polo Nord era rappresentato dalla Stella Vega, distante dal Polo Celeste solo 5° (circa). Il Polo Celeste rimane fisso, è la stella che lo rappresenta che, nel corso dei millenni, cambia a causa della Precessione degli Equinozi (il movimento a trottola che fa il Globo Terrestre per effetto dell’inclinazione dell’Asse Terrestre. Alcuni altri luoghi sacri allineati con il Sole e con la Luna per gli equinozi, i solstizi e i lunistizi: Per l'equinozio di primavera, il sole entra nella nel Tempio Solare di Alatri attraverso i 17 metri della sua Porta Minore, come nel Tempio di Abu Simbel (1264 a.C.) sul Nilo, entrava per illuminare la statua del Faraone; sull'Acropoli di Lindos (Rodi in Grecia), una grotta sacra è colpita dai raggi del sole all'alba dell'equinozio di primavera; nel pozzo nuragico di S. Cristina (sec. XI a.C.) la Luna arriva a riflettersi nell'acqua, sul fondo dello stesso pozzo solo nel lunistizio superiore; l'ombra del serpente Kukulkan di Chichen Itza Messico (XI secolo a.C. circa) striscia lungo la scalinata per gli equinozi; ancora per gli equinozi, l'Intihuatana del Machu Picchu Perù (1460 a.C), con le sue ombre segnala i due particolari giorni dell'anno; nel solstizio d'inverno s'illumina, per soli 15 minuti, la pietra scolpita in fondo al corridoio di Newgrange in Irlanda (3200 a.C.); a Stonehenge (2400 a.C.) si celebra il solstizio d'estate. I fenomeni legati alla Porta Minore (della Fertilità), alla Porta Maggiore e ai luoghi su citati ci parlano di altre genti, di altri culti, di altro sapereinsomma di altre Civiltà e non quella “Romana”.
Ho studiato a fondo la pianta dell’Acropoli nella ricostruzione dell’Arch. Giovenale; l’ho confrontata con quella del Tempio Solare di NI-USER-Re^ed ho constatato quanto siano simili nella concezione. La struttura di ambedue i Monumenti, che si sviluppano sull’Asse Est - Ovest, consiste in: a) una cinta di mura invalicabile; b) una rampa di ascensione, con lo stesso angolo di penetrazione, che porta alla piattaforma superiore (dove si ergeva il tempio, su cui sorgeva, presumibilmente, un tozzo obelisco costruito in blocchi di pietra, il simbolo del dio Sole).

La Porta della Fertilità

Con i Megaliti della Porta Minore è scritta la Regola Universale della Maternità.
Sull’architrave il bassorilievo con i tre Falli; i gradoni rovesci sono nove come le lunazioni di una gravidanza; la terra viene “Penetrata”dal Sole negli Equinozi e da quel lato il sole, sempre negli Equinozi tramonta nella sella tra Fumone e Montelungo. I bambini concepiti nei Solstizi, quando il sole illumina solo il primo gradone della scala rovescia nasceranno negli Equinozi, quando il Sole attraversa tutto l’intero corridoio di 17 metri della Porta Minore, i bambini concepiti negli Equinozi nasceranno nei Solstizi. Nei secoli il Parere di alcuni Archeologi riguardo l’età delle Città con Mura in Opera Poligonale: L’archeologo François Petit-Radel, nel XVIII secolo scrive: La fondazione di Alatri non può avere una data posteriore alla 2^ Colonia Pelasgica, risalente al 1539 a.C. L’archeologo Cesare Antonio De Cara, agli albori del XIX secolo sostiene con energia le Città Pelasgiche dell’Italia Meridionale e Centrale devono appartenere ad età di molto anteriore all’etàstorica degli Elleni, essendo l’Architettura loro del tutto diversa, sia per la qualità delle pietre, generalmente più grandi, e talora anche enormi, sia per la forma... da questa sola considerazione si può argomentare quanta sia l’insipienza e l’ignoranza di coloro, i quali affermano le Città del Lazio dette Pelasgiche, essere state fabbricate da’ Romani. Il prof. Giulio Magli/ (2009): “L’Acropoli di Alatri è abitualmente attribuita ai Romani con la fretta tipica di una certa archeologia “ufficiale”, di fatto però non se ne conoscono con certezza né l’età, né lo scopo, né gli artefici”. In molte città Etrusche, dove sono presenti mura poligonali (Fiesole, Cosa, Saturnia), gli storici ne attribuiscono l’origine alla civiltà Pelasgica; da citazione di Filippo Cluviero(1580-1622), Le città di Fiesole, Cosa, Saturnia furono sempre degli etruschi, dopo che dai Pelasgi furono loro cedute, assai prima che i Lidii, col nome d’Etruria, abitassero la Toscana. In generale ai Pelasgi subentrarono gli etruschi intorno al 1320 a.C.





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