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Cos'è la Ierofania?
Quali erano le differenze sacerdotali di potere fra le Ierodule e lo Ierofante?
" Non esiste una ierofania che non sia «storica», dal momento in cui si manifesta come ierofania".
La Ierofania è lo stato di coscienza che prende forma nel suo pieno atto di consapevolezza del divino e di tutte le sue manifestazioni.
L'uomo prende coscienza di una rivelazione del sacro, questa rivelazione diventa storica, quale che sia il piano sul quale si compie. La storia interviene non appena l'uomo fa l'esperienza del sacro, seguendo l'ispirazione dei propri bisogni. La manipolazione e la trasmissione delle ierofanie ne accentuano ancor più la «storicizzazione». Tuttavia la loro struttura permane identica, ed è appunto tale permanenza che ci permette di conoscerle.
Gli dèi del cielo possono aver subito innumerevoli trasformazioni: la loro struttura celeste rimane nondimeno il loro elemento permanente, la costante della loro personalità. Le fusioni e le interpolazioni sopravvenute in una figura divina della fecondità sono forse innumerevoli: non intaccano però affatto la sua struttura tellurica e vegetale.
Non basta osservare che non esiste forma religiosa che non tenti di avvicinarsi il più possibile al proprio archetipo, cioè a purificarsi dai suoi rivolgimenti e sedimenti «storici». Ogni dea tende a diventare una Grande Dea, incorporando tutti gli attributi e le funzioni che comporta l'archetipo della Grande Dea.
L'oggetto Ierofanico presuppone una scelta, il suo distacco dal resto che lo circonda. La scelta si fonda sulla singolarità dell'oggetto Ierofanico rispetto a tutti gli altri oggetti simili che rimangono profani. Questa singolarità è il suo essere portatore di sacro, inteso sia come forza degli dèi di cui è investito o caricato, sia come forza o singolarità propria dell'oggeto ( ontofanìa). " Per coloro che fanno una esperienza del sacro tutta la natura può rivelarsi come sacralità cosmica ; il cosmo nella sua totalità è profano, ordinario, caduco, depotenziato ma tutto il cosmo può diventare una Ierofanìa. "In tutte le culture arcaiche il sacro è pervasivo. "
L'ambivalenza della Ierofania produce sempre ad ogni azione una risposta inequivocabile e portatrice di improvvisa incredulità, chi sarà in grado di tradurre i suoi codici
complessi ed inaccessibili in molti casi farà si che anche la : meraviglia, attrazione, accoglienza/ terrore, ribrezzo, rifiuto sia quando si presenta in una Ierofania di perfezione
di bellezza sia in una Ierofania di perfezione di mostruosità , come il male, la malattia, la morte.
Questo perchè il sacro è ambivalente, sempre : anche le calamità i disastri, gli stranieri, i diversi , tutto ciò che è strano e nello stesso tempo venerabile, temibile, può diventare una Ierofanìa. Alcune Ierofanie dell'insolito in cui si manifestano forze instabili e misteriose vengono relegate in cuircuiti sottratti alla normalità (Tabu).
"...L'ambivalenza del sacro non è esclusivamente di carattere psicologico (nella misura in cui attira o respinge), ha anche carattere assiologico; il sacro è, nello stesso tempo, «sacro» e «contaminato». Commentando il detto di Virgilio aurì sacra fames, Servio nota giustamente che sacer può significare tanto «maledetto» che «santo».
Eustazio nota il medesimo significato doppio di haghios, che può esprimere contemporaneamente l'idea di «puro» e di «contaminato».
La stessa ambivalenza del sacro si ritrova nel mondo paleosemitico ed egiziano. Tutte le valorizzazioni negative delle «contaminazioni» (contatto con morti, con delinquenti ecc.) derivano da questa ambivalenza delle ierofanie e delle cratofanie. Le cose «contaminate», e di conseguenza «consacrate», si distinguono, a livello ontologico, da tutto quel che appartiene alla sfera profana.
Nei secoli la " spiritualità arcaica" si è trasformata e sono comparsi atteggiamenti nuovi e diversi verso il sacro: in molte culture si trovano documenti in cui il sacro è-
Il mondo profano , messo a confronto con quello sacro è un mondo depotenziato, dominato dalla sofferenza e da dolore, dal male e dalla morte :
il sacro si rivela un mondo potente, vitale e vitalizzante, è un potere salvifico per il mondo e per l'uomo.
La manifestazione del sacro , la Ierofanìa, mette in relazione le comunità umane con la dimensione del sacro.
Questa relazione si complessifica fino a diventare religione , cultura , civiltà.
Il suo favoloso smembramento in quattordici o quarantadue pezzi simbolizzava l'attuale smembramento spirituale dell'essere umano in una creatura la cui armonia d'un tempo è stata spezzata. La sua ragione è stata strappata via dai suoi sentimenti, la sua carne dallo spirito, mentre confusione e propositi contrastanti lo gettano qua e là. Così pure la storia di Iside che raccoglie i frammenti del corpo di Osiride e li restituisce alla vita, simbolizzava -
La più elevata dottrina degli Egizi, che formava la base teoretica dei sommi gradi dell'Iniziazione, era che l'anima dell'uomo deve infine ritornare all'Essere divino da cui fu all'inizio irradiata, ed essi definivano questo ritorno "il diventare Osiride". Essi consideravano l'uomo già qui sulla terra un Osiride potenziale. Nel loro manuale segreto d'Iniziazione, il Libro dei Morti, l'anima liberata viene istruita a difendersi nei suoi lunghi e pericolosi viaggi attraverso le regioni infernali, non solo con l'impiego di amuleti, ma bensì proclamando audacemente: "Io sono Osiride".
"O anima cieca! Armati della fiaccola dei Misteri e nella notte terrena scoprirai il tuo Doppio luminoso, il tuo Essere celeste.
Segui questa guida divina ed essa sarà il tuo Genio. Poiché egli tiene la chiave della tua esistenza, passata e futura", dice la stessa Sacra Scrittura.
L'Iniziazione significava pertanto l'entrata in una nuova concezione di vita; in una visione spirituale che la razza umana perdette nel lontano passato quando cadde dal "paradiso" nella materia. I Misteri erano un mezzo di riascesa interiore che portava di grado in grado ad uno stato di perfetta illuminazione. Essi svelavano dapprima quei mondi misteriosi che si trovano oltre la soglia della materia fisica e poi svelavano il più grande mistero di tutti: la divinità propria all'uomo.
Il sacro si manifesta agli uomini attraverso le cose del mondo e nello stesso tempo si nasconde attraverso di esse.
Siamo giunti nel vivo dei misteri,
che vedevano la presenza di vari personaggi.
I più importanti erano il Sommo Sacerdote o Ierofante,
l’unico che entrava nella stanza segreta,
dove erano custoditi gli oggetti sacri,
o Hiera, che officiava le parti più solenni dei riti,
aiutato dalla Sacerdotessa.
Colui che portava la fiaccola era il Dadouchos,
che purificava chi ne aveva bisogno,
aiutato dalla dadouchosa, sua assistente,
con cui provvedeva agli effetti luce durante la celebrazione.
C’erano, inoltre, dei personaggi minori: dall’araldo ufficiale, o Hieorokeryx,
che richiamava al silenzio,
al Prete che officiava i sacrifici animali, ed altre sacerdotesse,
alcune delle quali prendevano parte al dramma inscenato,
altre forse portavano gli oggetti sacri in processione.
La celebrazione prevedeva due fasi:
i Piccoli e i Grandi Misteri. I Piccoli Misteri.
si svolgevano nel mese dei fiori Anthesterion (febbraio-
e celebravano la nascita della natura,
(Passaggio attraverso i 4 elementi: dalla terra al fuoco all’aria all’acqua, ammettendo in tal senso un forte legame con l’alchimia).

Mircea Eliade ha classificato i documenti del sacro, le Ierofanie in:
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Ogni Ierofania, ogni oggetto ierofanico , rivela una determinata modalità del sacro.
Secondo Plutarco fu la dea Iside ad istituire i Misteri. Quelli di Osiride furono definiti "Grandi Misteri", quelli di Iside "Piccoli Misteri", indicando due diversi gradi di iniziazione.
In alcune delle Iniziazioni elementari, ma non in tutte, ci fu un tempo in cui venivano usati mezzi meccanici per far credere al candidato che stava cadendo in un pericoloso abisso o era sopraffatto da una corrente impetuosa d'acqua o che era assalito da feroci animali. In tal modo il suo sangue freddo e il suo coraggio erano messi alla prova. Ma la prova più terribile era quella in cui, nel grado più progredito, doveva trovarsi di fronte a terrificanti creature dell'averno per un periodo di tempo in cui era temporaneamente reso chiaroveggente.
"La mente è presa da commozione e da agitazione, nella morte precisamente come lo è nell'Iniziazione ai Grandi Misteri; il primo gradino non è altro che errori, incertezze, fatiche, un continuo vagare e tenebre. Ed ora, arrivati alla soglia della morte e dell'Iniziazione, ogni cosa assume un aspetto terribile; non vi sono che orrori, tremiti e terrore. Ma, una volta svanita questa scena, una miracolosa luce divina si espande... perfetti ed iniziati sono ora liberi, coronati, trionfanti, mentre s'incamminano nelle regioni dei santi". Questo brano fu conservato da Stobèo (Stobâios) che lo tolse da un antico protocollo e dà conferma dell'esperienza di tutti gli altri iniziati.
Gli antichi papiri descrivono il candidato mentre era condotto a questo grado da Anubis, il dio dalla testa di sciacallo, Maestro dei Misteri; è Anubis che lo conduce attraverso la soglia del mondo invisibile e alla presenza di apparizioni terrificanti.
Il sapere insegnato in queste scuole d'Iniziazione era stato tramandato dalla rivelazione primitiva della verità direttamente alle prime civilizzazioni, e dovette essere protetto affinché mantenesse la sua purità. Sicché si può comprendere perché questi segreti fossero accuratamente nascosti e gelosamente difesi contro i profani.
La condizione in cui il candidato all'Iniziazione era immerso, non deve esssere confusa con il sonno normale. Era uno stato di trance che liberava il suo essere cosciente; era un sonno magico in cui egli, in modo paradossale, rimaneva sveglio, ma in un altro mondo.Chi erano questi ierofanti, il cui potere sapeva produrre tale stupefacente trasformazione in un uomo? Questi venerabili custodi di un sapere superiore erano, come è logico, sempre in piccolo numero. Comprendevano ad un tempo tutti i Sommi Sacerdoti dell'Egitto, come pure certi membri superiori del clero. Il loro sapere era custodito con la massima riservatezza e tenuto in modo così esclusivo, che il nome dell'Egitto diventò, nei tempi classici, un sinonimo di mistero.
Nelle gallerie egiziane del Louvre, a Parigi, c'è una tomba di Ptah-
Gli Ierofanti erano costretti a tenere questa riserva straordinaria per ragioni loro proprie, ma è evidente la necessità di escludere gli scettici da esperimenti che rappresentavano un pericolo così grande per la vita del candidato. Del resto era più che probabile che la gran parte degli uomini non fosse sufficientemente disposta o preparata per una tale impresa, che facilmente poteva portare alla pazzia o alla morte, e che pertanto era stata il privilegio di pochi.
Molti bussarono invano alle porte dei Templi dei Misteri, mentre altri, che facevano domanda, dovevano passare attraverso una serie graduata di prove che toglieva loro il coraggio o diminuiva il loro desiderio all'Iniziazione. Sicché, attraverso un processo di eliminazione e di esclusiva selezione, i Misteri divennero l'istituzione più chiusa dei tempi antichi, ed i segreti, svelati dietro alle loro porte ben custodite, erano sempre comunicati sotto il vincolo del giuramento solenne di non essere mai divulgati. Ogni uomo che usciva da quelle porte apparteneva poi per sempre ad una lega segreta che si muoveva e lavorava con scopi più elevati ed un sapere più profondo fra le masse profane. "Si dice che coloro che avevano partecipato ai Misteri diventassero più spirituali, più giusti e migliori sotto ogni aspetto" scrisse Diodoro Siculo.
E queste Iniziazioni non erano limitate all'Egitto. Le antiche civilizzazioni ereditarono questi Misteri da un'antichità ancor più remota ed essi facevano parte di una rivelazione primitiva data dagli dèi alla razza umana. Quasi ogni popolo dei tempi anteriori al Cristianesimo possedeva la sua istituzione e la sua tradizione dei Misteri. I Romani, i Celti, i Druidi della Bretagna, i Greci, i Cretesi, i Siriani, gli Indiani, i Persiani, i Maya e gli Indiani d'America, fra gli altri, avevano templi e riti corrispondenti con un sistema di graduate illuminazioni per gli iniziati. Aristotele non esitò a dichiarare ch'egli considerava assicurata la prosperità della Grecia dai Misteri Eleusini. Socrate fece notare che "coloro che sono a conoscenza dei Misteri assicuravano a se stessi ben piacevoli speranze di fronte all'ora della morte". Fra gli antichi che hanno confessato o fatto intendere di essere stati iniziati nei Misteri, possiamo includere i nomi di Aristide, l'oratore; di Sofocle, il drammaturgo; di Eschilo, il poeta; di Solone, il legislatore; di Cicerone; di Eraclito di Efeso; di Pindaro e di Pitagora.
L'inevitabile degenerazione dell'umanità portò alla scomparsa o al ritiro dei veri ierofanti e alla loro sostituzione con uomini non illuminati, causando in tal modo la degradazione dei Misteri. Uomini perfidi in cerca dei poteri della magia nera conquistarono infine queste istituzioni in Egitto ed altrove; e quindi quanto originariamente era sacro, esclusivo e dedicato a mantenere in vita una fiamma di conoscenza spirituale e di pure istituzioni, si tramutò in strumenti offensivi e degradati di forze corrotte. Questi sono tutti fatti storici e condussero alla scomparsa dei più splendidi gioielli dell'antichità.
Ma anche se i loro segreti sono periti con essi, la saggezza che nei loro giorni migliori avevano trasmesso agli uomini, ha pur trovato la sua testimonianza con l'illustre lista di nomi di uomini che cercarono ed ebbero la sublime esperienza di tale Iniziazione o che vi furono proposti ed accettati.
Più di un testo su papiro e più di un'iscrizione murale comprova con quanto fervore i primi Egizi rivivevano il rito di Osiride, e ci mostra con quale venerazione le masse consideravano coloro che avevano il permesso di penetrare nei santuari reconditi e nelle cripte consacrate, ove si svolgevano le più sacre e più intime fasi di quel rito. Infatti esisteva un grado sublime e finale dell'Iniziazione, in cui le anime degli uomini non solo erano temporaneamente liberate dai corpi, in una condizione di morte simulata per comprovare la verità della sopravvivenza dopo la grande metamorfosi, ma vi venivano effettivamente sollevate alle più alte sfere dell'esistenza, nel regno del Creatore stesso. In questa meravigliosa esperienza, lo spirito limitato dell'uomo era portato a contatto con l'infinito spirito della sua superiore divinità: era capace, per un breve tempo, di entrare in silente, magica comunione con il Padre dell'Universo e tale fugace contatto di un'estasi incomparabile era sufficiente a cambiare il suo intero atteggiamento verso la vita.
Una tale esperienza avveniva in uno stato di trance che, benché esternamente simile alla trance ipnotica dei primi gradi d'Iniziazione, internamente era del tutto diversa. Nessuna forza ipnotica potrebbe mai determinarla; nessuna cerimonia magica potrebbe mai evocarla. Soltanto i supremi ierofanti, che erano essi stessi uniti alle loro divinità, potevano, con la loro stupefacente forza divina, fondendo la loro volontà con la sua, svegliare il candidato alla coscienza della sua natura superiore.
La dottrina dell'immortalità dell'anima era ora più d'una semplice dottrina: era un fatto provato che gli era stato dimostrato appieno. Nel risvegliarsi alla luce del giorno, l'iniziato poteva veramente dire di se stesso di essere ritornato al mondo completamente trasformato e spiritualmente rinato. Egli era passato attraverso il cielo e l'inferno, e conosceva una parte dei loro segreti. Facendo voto di mantenere inviolati quei segreti, egli aveva pure acquisito il diritto e il dovere di basare da allora la sua vita e il suo comportamento sulla reale esistenza di quei mondi. Egli si muoveva fra gli uomini con l'assoluta certezza dell'immortalità, e benché tenesse per sé le fonti di quella certezza, non poteva fare a meno di trasmettere, anche se inconsciamente, un po' di fede in tale certezza ai suoi simili; e rinnovava le loro speranze, e li rafforzava nella loro fede per mezzo di quella misteriosa subcosciente telepatia che sempre passa fra gli uomini. Non credeva più alla morte; credeva soltanto nella Vita, in una Vita eterna, esistente in sé e per sé, perennemente conscia. Egli credeva ciò che il suo ierofante gli aveva svelato nei recessi custoditi del tempio; e cioè, che l'anima esisteva e che era per lui un raggio del sole centrale, un raggio di Dio. La storia di Osiride aveva acquistato un significato personale. Nel trovarsi rinato egli aveva trovato altresì Osiride, esistente in lui e che altri non era che il suo stesso immortale Io.
Questo era il vero insegnamento del più antico sacro testo dell'Egitto, "Il Libro dei Morti", che tuttavia, nella sua attuale forma nota è un miscuglio di papiri riferentisi sia ai morti che ai morti apparenti, -
Ch'esso appartenesse, nella sua forma primordiale, originale e schietta, ai Misteri è dimostrato in parte dal seguente passo: "Questo è un libro che tratta dei più alti misteri. Che l'occhio di nessun uomo (profano) lo veda: ciò sarebbe abominevole. Cela la sua esistenza. Il Libro del Maestro del Tempio Recondito, è il suo nome".
Perciò, nel "Libro dei Morti", la persona deceduta (in realtà l'iniziato) faceva precedere al suo nome quello di Osiride. Nelle più vecchie versioni di quell'antico testo il deceduto dice di se stesso: "Io sono Osiride. Io sono risorto come te, io vivo come gli dei!" rivendicando così la presente interpretazione, secondo la quale l'Osiride morto è in realtà l'iniziato apparentemente morto, ma sprofondato invece nella trance.
"Osiride diviene in tal modo una figura dell'elemento divino nell'uomo ed una storia simbolica di quest'elemento: la sua discesa nei mondi materiali e la sua riascesa alla coscienza spirituale".
Osiride, il sovrano dell'oltretomba
Bibân el-
Tomba della regina Nefertari, XIX dinastia

L'immagine che ci è stata tramandata degli Egizi è sempre stata molto inquadrata: si pensa a loro impegnati nel culto dei morti, molto austeri e proiettati verso l'aldilà. Mai nessuno avrà pensato a come affrontavano il tema del sesso al tempo dei faraoni no?! Eppure è sorprendente il risultato di uno studio su questo tema; un documento eccezionale, conservato al Museo Egizio di Torino dimostra che per gli Egizi il sesso era molto disinibito, senza tabù.
l papiro illustrato del XII secolo a.C. mostra, senza imbarazzo, alcune situazioni erotiche. In una di queste raffigurazioni vi è l'incontro tra una cortigiana e un contadino in una casa di piacere dell'antico Egitto. Lei indossa solo una parrucca e un fiore di loto inserito tra i capelli, lui è calvo, completamente nudo, già di una certa età.

Le Ierodule:
Le sacerdotesse Egizie, che erano anche ancelle, erano scelte tra le donne più belle ed erano considerate delle superfemmine venute al mondo per dare piacere. Donare agli dei la parte più intima del corpo femminile, più fragile rispetto a quello maschile, costituiva una prova di dedizione completa alle divinità ed il massimo di generosità verso il prossimo.
Le sacerdotesse di Osiride, dio della generazione e della vita, marito di Iside, erano principalmente fallofore. La falloforia o fallogogia era una processione nella quale si portava solennemente in giro per la città un grande fallo, simbolo della forza generatrice della natura. Con un sistema di corde abilmente tese, le sacerdotesse movimentavano l’enorme fallo, simulacro del dio, invitando tutte le donne ad adorarlo.
Le sacerdotesse invocavano il fallo di dimensioni enormi a favore della conservazione della vita. Stuoli di sacerdoti precedevano il simulacro cantando inni speciali, altri lo seguivano recando cesti di fiori e di frutta. Osiride doveva spargere sulla terra il dono della sua virtù spermatica e far compiere il miracolo della fecondazione nel grembo delle madri. Il bue era un animale sacro per i suoi evidenti attributi virili. Le cerimonie di adorazione prevedevano che le donne si togliessero ogni velo dinanzi al bue sacro, restando nude in atto di omaggio verso la divinità. I riti sessuali potevano svolgersi sotto l’aspetto della ierogamìa o della ierodulìa. La ierogamìa simboleggiava l’unione fra un dio e una dea (il Cielo e la Terra): durante il rito il sovrano si accoppiava con la sacerdotessa, la quale trasferiva al sovrano il potere fecondante della dea affinchè il re potesse trasmetterlo ai sudditi. Nella ierodulìa le schiave consacrate alle divinità si offrivano a coloro che visitavano il tempio per rendere omaggio agli dèi.
Le schiave che praticavano la ierodulìa erano di rango sociale inferiore alle sacerdotesse che si accoppiavano coi sovrani, tuttavia avevano funzioni importanti nelle cerimonie religiose. Esisteva anche la forma della prostituzione apotropaica che poteva essere praticata dalle ragazze che, prima di sposarsi, consacravano la propria verginità agli estranei per scacciare magicamente i pericoli della vita coniugale, e per raccogliere la dote necessaria al matrimonio.
Sul fronte dei comportamenti sessuali puniti nell'antico Egitto i divieti erano pochi: difficile dimostrare per quell'epoca, che si potesse praticare la pedofilia, la prostituzione, l'attrazione sessuale per un cadavere o per un animale...
Erano invece puniti severamente l'adulterio o la fornicazione con persone regolarmente sposate. Se l'adultera era una donna, questa perdeva ogni diritto patrimoniale acquisito con il matrimonio e rischiava pene severissime dal taglio del naso e delle orecchie sino ai lavori forzati.
Se l'adultero era il marito la moglie poteva chiedere il divorzio e ottenere un risarcimento dal marito infedele, che, in alcuni casi, secondo lo storico Diodoro Siculo, rischiava anche l'evirazione.

Iside resuscita il defunto Osiride praticandogli la fellatio (Papiro di Hani, tav. 6)
Fallo egizio che compenetra la natura divina Utero della Dea Madre (Iside).
RIVELAZIONE DEL DIO CREANTE NELL'UOMO
Ogni atto magico veniva espresso sempre di fronte ai Maestri eletti ed ai Sacerdoti iniziatori rituali, venivano lette delle incisioni ed evocate le potenze divine.
In Amon ad esempio, la mano è la potenza attiva, il fallo eretto il principio del potere trascendente. Lui, il Dio Androgino, visualizza, nel proprio orgasmo virile, i mondi a venire, ponendoli fattivamente in essere, con quel gesto di infinito piacere eterico. Il Flusso della vitalità spermatica, prorompente dal pene eretto del Dio, ed è il Big-Bang degli Egizi, ma con un distinguo fondamentale: esso non nasce dal nulla, ma dal gesto divino dell’autoerotismo e dell’amore di se, che, in questo senso, diviene anche la forma Magica fondamentale d’ogni evento omo- erotico individuale.
L’Eros è Magia, perche la forza di quest’ultima è fondata, esclusivamente, sull’Amore e sulla relazione Erotica. (anima gemella)
L'Estetica è importante nella Magia Minore, e dovrebbe essere coltivata adeguatamente. L’attenzione alla bellezza e all'armonia, è uno strumento Isiaco molto essenziale, e deve essere applicato con la più grande efficacia. Non si tratta di ciò che si suppone sia piacevole, ma di ciò che lo è realmente.
L'Estetica è qualcosa di personale: il riflesso dell'intera natura di un individuo, ma vi sono delle configurazioni universalmente belle ed armoniche, che non possono ne debbono essere negate.
Nel rito iniziatico la dimensione Osiridea diviene significativa. Signore del deserto, egli prepara l'Iniziando alla rigenerazione embrionale, allontanando da lui ogni umidità radicale, e rendendolo asciutto e duro come il granito rosso, o magnetico come un pezzo di ferro meteorico. (Fallo) Osiride libera l'individuo dalle proprie scorie mortali, e fa a brandelli ogni presunta parola sacra, che tenti di fissare in regole fisse, ciò che deve appartenere solo all'esperienza diretta, individuale e non mediata.
Egli toglie all'Adepto tutte le certezze, ogni legame mondano, e lo introduce nel Luogo delle Prove, dove ogni passaggio intermedio, dal buio alla luce, gli svela la realtà delle proprie forze distruttive e dei propri limiti, portandolo alla loro comprensione funzionale, e, quindi, all'Alleanza del Secretum Dei.
Osiride, detto Potente Signore delle Due Energie, e Gemello Segreto di Horus, è colui che uccide, senza ripensamenti, l'elementarità mortifera del proprio fratello Seth, liberandone il campo energetico, e favorendone la resurrezione come Horus. (Yoshua)

Inno a Iside
Perché io sono la prima e l’ ultima
Io sono la venerata e la disprezzata,
Io sono la prostituta e la santa,
Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono le braccia di mia madre,
Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,
Io sono la donna sposata e la nubile,
Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.
Io sono la sposa e lo sposo,
E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,
Io sono la Madre di mio padre,
Io sono la sorella di mio marito,
Ed egli è il mio figliolo respinto.
Rispettatemi sempre,
Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.
(III- IV secolo avanti Cristo, rinvenuto a Nag Hammadi, Egitto).