| Mail: info@romanimamundi.it



Vesta e il Fuoco di Roma

IL FUOCO E IL FOCOLARE

La concezione di divinità del fuoco e del focolare che ne è il “luogo” è comune presso i popoli dell’India e di Roma, le cui tradizioni sulla sacralità del fuoco possono essere sovrapposte e si spiegano reciprocamente, avendo sempre presente la differenza tra i due sistemi religiosi, più metafisico e minuzioso nella procedura rituale quello indiano, più tecnico e giuridico quello Romano.

Il fuoco è sacro perché è, in primo luogo, il mezzo del sacrificio; per mezzo di lui l’oblazione viene trasformata in fumo che può giungere agli Dèi: “Il fuoco è concepito nei Veda come il tramite che unisce il mondo degli uomini a quello degli Dèi, poiché egli trasporta in cielo l’oblazione offerta dagli uomini nell’atto sacrificale, dal mondo visibile a quello invisibile”1.Quindi è sacro il focolare perché è il luogo del fuoco, e se sono sacri tutti i focolari familiari supremamente sacro sarà il focolare dello Stato e quindi chi lo accudisce.

Il fuoco è il tramite tra l’uomo e il cielo, Dyaus (da cui Dyaus Pater, cioè Iuppiter): “Il cielo azzurro fu la più antica divinità degli Arii e verso di esso fiammeggiava la vampa, quasi dalla terra al cielo trasportando le preghiere e le offerte degli uomini2. E aggiunge Giamblico: “L’offerta dei sacrifici consuma la sua materia nel fuoco che la assimila a sé e la rende non simile alla materia ma la trasforma in fuoco divino, celeste, immateriale… Così noi siamo elevati nei sacrifici e portati dalla purificazione del fuoco al fuoco degli Dèi, come il fuoco riduce le cose pesanti e dure alle divine e celesti” 3.

La sacralità del focolare stesso risulta dal complesso di norme che lo riguardavano nella religione familiare romana: “In sua presenza [del focolare domestico] le stesse persone dovevano atteggiarsi con dignità: sarebbe stato irrispettoso accoppiarsi di fronte a lui… Così Varrone ricorda ancora il divieto di scaldarsi i piedi al focolare. Non si usciva mai di casa senza rivolgergli una preghiera e, al rientro, il primo pensiero era rivolto a lui, con atti di omaggio e di devozione… Scrive Servio: ‘Presso i Romani, preparata la cena, si era soliti far silenzio sino a che quelle cose che erano state prescelte dalla cena non venivano recate al focolare e consegnate al fuoco’ ” 4.

VESTA, HESTIA, TELLUS

I Latini, soli tra tutte le popolazioni di ceppo indoeuropeo migrate nella penisola italica 5, ebbero, e conservarono fino ai tempi storici, il sacro culto del focolare (assente tra gli italici come anche presso i Germani 6) e un corpo di sacerdotesse che di esso fossero le custodi. Bisogna infatti distinguere tra il culto del focolare greco dedicato ad Hestia, al quale accudivano non sacerdotesse ma i Pritani, e quello di Vesta, che aveva come custode l’ordine delle vergini Vestali, presenti solo in Roma e in altre città del Lazio.

Lo stesso Giannelli, dopo aver dedicato interessanti pagine al confronto tra le due Dèe ritenendo la divinità romana del focolare discendente da quella greca, deve però alla fine concludere che “Pur essendo la Vesta di stato romana, come divinità, una derivazione della κοινη εστια delle città elleniche, sarebbe vano tentare qualsiasi ravvicinamento tra il servizio del focolare di stato in Roma e quello dei Pritanei della Grecia… Le dissomiglianze fra il culto di Vesta presso il popolo Romano e quello delle κοιναι εστιαι nei Pritanei delle città greche sono oltremodo notevoli” 7.

Se Hestia deriva da una radice *sueit con significato di bruciare, per cui Hestia è *suit-tia “il fuoco del focolare”, Vesta è da *wes 8, abitare, dimorare e quindi è la divinità della casa stessa, la quale in un certo senso custodisce tra le sue pareti il focolare.

Vesta, come diremo più avanti, andò probabilmente a sostituirsi ad una figura mitica precedente, Caca, figlia o sorella di Caco re dei Siculi, la cui antichità è attestata dal legame di questi due personaggi con il mito di Tricarano - Ercole, il che ci consente di risalire alla Tarda Età del Bronzo: al servizio del suo focolare erano addette sacerdotesse di famiglia regale, il cui posto verrà poi preso dalle Vestali scelte tra le famiglie patrizie.

L’identificazione tra Vesta e Terra è attestata da Ovidio 9: “Tellus Vestaque numen idem”; esaminiamo però quale sia il significato di questa identificazione e fino a che punto essa giunga.

Per i Romani Tellus non era soltanto il nome del pianeta sul quale viviamo, ma la Dèa da cui prende inizio tutto ciò che nasce sul piano naturale. I dati più interessanti, che trarremo dall’opera di Sabbatucci 10, ci vengono dall’esame delle sue ricorrenze calendariali e dai rapporti di Tellus con Cerere in particolare e con altre Dèe del tipo della Magna Mater.

Le ricorrenze principali di Tellus nel Calendario Romano sono tre: la prima nelle Feriae Sementivae, che si tenevano in data non fissa intorno al 24 Gennaio, secondo Ovidio: “Scorsi le date che segnano i Fasti / né v’ho trovato il giorno della seminagione. / La Musa se n’accorse e disse: ‘La festa s’indice, / perché cerchi nei Fasti i dì che non sono fissi?’ “ 11. In questo giorno si offrivano farro ed una scrofa pregna a Tellus e a Cerere, perché queste Dèe sono correlate fra di loro: “Hanno Cerere e Tellus comune l’ufficio: chè quella / è la causa delle messi e questa ne è il luogo 12.

La festa principale dedicata a Tellus erano i Fordicidia 13, fissati dal calendario giuliano alle Eidus di Aprile: in tale occasione ogni Curia sacrificava una vacca gravida e lo stesso avveniva a nome di tutto il popolo Romano sul Campidoglio, il feto estratto dalle viscere veniva bruciato e le sue ceneri erano consegnate alla Vestale Massima per preparare il suffimen, preparato mescolando queste ceneri con il sangue del cavallo vittorioso nella corsa dell’Equus October e steli di fave bruciati, suffimen con il quale si eseguivano i rituali purificatori dei Parilia il 21 Aprile. A distanza di quattro giorni si trovano i Cerialia, festa di Cerere: “se i Fordicidia rispondevano all’esigenza di un pronostico sull’andamento del raccolto, i Cerialia rispondevano alla necessità che il raccolto fosse comunque assicurato” 14.

La terza celebrazione di Tellus si aveva alle Eidus di Dicembre, dedicate alla Dèa di nuovo insieme a Cerere: dopo la preparazione dei campi nel mese di Novembre, rileva Sabbatucci 15, gli uomini chiedono la protezione del loro lavoro alle Dèe che sono il “luogo” e la “causa” dei prodotti della terra.

Da ciò emerge che Tellus è la Terra Madre, che conserva nel suo grembo i semi e ne garantisce così la rinascita: allo stesso modo la perpetuazione del Fuoco eterno di Vesta garantisce la stessa esistenza di Roma e dei suoi cittadini conservando nel suo grembo, il penus Vestae, i pegni sacri della potenza dell’Urbe.

Vesta però non si identifica di per sé né con la Terra Madre, come Tellus, né con il Fuoco, come Hestia, ma con il “luogo” di esso, e ciò lo conferma l’etimologia stessa del suo nome che abbiamo detto collegato alla radice *wes con significato di “abitare, dimorare”, ed è il Fuoco, colui che possiede il potere generatore e che nel suo tempio si conserva, a costituire la controparte maschile di Vesta.”

VESTA IL FOCOLARE E GIANO IL FUOCO

Quale Dio può identificarsi con il fuoco che arde nel tempio di Vesta? Se Vesta è il focolare, ad essa deve corrispondere un Dio che sia il fuoco che vi arde, e se Vesta è Madre il suo corrispondente deve avere le caratteristiche del Padre creatore.

Per molti il paredro di Vesta sarebbe Vulcano o Marte: Vulcano in quanto egli è Dio del fuoco (ed infatti nella ricostruzione del Portico degli Dei Consenti fatta da Vezzio Agorio Pretestato nel 367 Vulcano e Vesta erano in coppia 16), ma questi non ha le caratteristiche di un “Dio creatore”, e se nel mito romano il padre dei Gemelli è Marte e la sua opera si svolge con una doppia azione protettrice, in quanto egli è in pace il protettore dei campi e in guerra il protettore della terra nei cui campi crescono le messi, anch’egli non è un “Dio creatore”.

È certo che fin dal periodo pre-urbano vi fosse un collegamento tra Marte e il focolare, tanto che in età repubblicana nel sacrario di Marte della Regia vi era un focolare, come probabilmente si trovava in precedenza nella capanna del capo preurbano e protourbano: ma il fatto che in tale epoca si fosse separato il focolare di Marte da quello di Vesta fa ritenere che i romani sapessero che vi era un altro fuoco sul Germalo distinto da quello di Marte, in quanto egli, come Vulcano, era connesso alla creazione ma solo sul piano materiale (Marte come Vulcano è padre di eroi fondatori, quali Caco a Roma, Ceculo a Preneste figli di Vulcano, e Modio Fabidio a Cures, e Pico ad Alba, figli di Marte) e non su quello cosmico.

Ci sembra pertanto corretto quanto scrive Baistrocchi: “Tale attribuzione dovrebbe con ogni verosimiglianza essere riservata a colui che precede tutti gli altri Dèi, Ianus Pater, il fuoco celeste che costituisce l’origine prima, il Principio di ogni generazione17.

Dumezil ha dimostrato 18 il rapporto tra Giano e Vesta dal punto di vista rituale: se il Rex Sacrorum è il sacerdote di Giano, il Pontefice Massimo per la sua stretta correlazione con Vesta e le sacerdotesse Vestali può essere considerato il sacerdote della Dèa, e in tal caso l’ordo sacerdotum riportato da Festo, cioè l’ordine in cui prendevano posto nei banchetti sacri i primi cinque sacerdoti di Roma, manifesta in modo chiaro che il sacerdote di Giano è il primo e quello di Vesta l’ultimo, così come da altri scrittori romani viene affermato spettare nelle preghiere e nei sacrifici il primo posto a Giano e l’ultimo a Vesta 19. Una tale particolare relazione fa supporre a Dumezil l’esistenza di una “serie” sacra composta dalle cinque maggiori divinità arcaiche romane: Giano, Giove, Marte, Quirino e Vesta.

.....................................................

1 Pio Filippani Ronconi Agni-Ignis, metafisica del Fuoco sacro, in “La Cittadella” anno I, 2001, 4.

2 Giulio Giannelli Il Sacerdozio delle Vestali romane, Firenze 1913 pag. 10.

3 Giamblico De Misteriis, cit. in Massimo Vigna Roma, simbologia del periodo regio, Roma 1998 pagg. 80-81.

4 Renato Del Ponte La religione dei Romani, Milano 1992 pag. 58.

5 Negli anni ’90 si sono formate alcune nuove opinioni sul concetto di “indoeuropeo”, che vanno da coloro che negano l’esistenza di un popolo unico al quale possa darsi tale nome a chi invece ritiene che non vi sia stata una emigrazione da un centro localizzabile tra l’altopiano iranico e la regione caucasica ma che si sia trattato invece dello sviluppo di genti da sempre presenti in Europa dopo la primitiva dispersione dell’uomo dalle regioni orientali dell’Africa: la Storia delle Religioni ed in particolare l’ipotesi della “triplice funzione”di Dumezil a nostro parere confermano invece l’esistenza di un’unica stirpe che in ondate concentriche si è stanziata verso oriente in Iran e in India e verso occidente in Europa.

6 Giannelli cit. pag. 13 nota 1.

7 Giannelli cit. pag. 27 e nota 6.

8 Giacomo Devoto Origini indoeuropee - Il lessico indoeuropeo, Firenze 1962, Tabelle n° 441.

9 Ovidio Fasti (trad. Bernini), Bologna 1988 (VI, 459)

10 Dario Sabbatucci La religione di Roma antica, Milano 1988.

11Ter quater evolvi signantes tempora fastos / nec Sementiva est ulla reperta dies; / cum mihi sensit enim ‘Lux haec indicitur – inquit / Musa – quid a fastis non stata sacra petit?)(I, 656-660).

12Officium commune Ceres et Tellus tuentur: / haec praebet causam frugibus, illa locum)” (I, 673-674).

13 Sabbatucci La religione di Roma antica cit. pag. 123.

14 Sabbatucci La religione di Roma antica cit. pag. 127; un esempio questo della ricerca di ciò che in un nostro precedente saggio abbiamo chiamato “la certezza calendariale dei Romani” (L’armonia dell’anno, Roma 2007), per i quali ad esempio le Nonae confermavano l’avvenuto rinascere della Luna alle Kalendae e si aspettava questo giorno per proclamare le feste del mese in corso, anche se in realtà già alcune di esse erano cadute nei giorni precedenti

15 Sabbatucci La religione di Roma antica cit. pag. 341.

16 Alfonso Bartoli Il Foro romano e il Palatino, Milano 1924 tav. 26.

17 Marco Baistrocchi Arcana Urbis, considerazioni su alcuni rituali arcaici di Roma, Genova 1987 pag. 190; per il complesso argomento del significato di Giano e del suo rapporto con Vesta rimandiamo ad un’attenta lettura del capitolo V del testo di Baistrocchi Il fuoco sacro: Giano e Vesta pagg. 188-248.

18 Georges Dumezil Jupiter, Mars, Quirinus, Torino 1955 pagg. 342-349.

19 Dumezil riporta tra le altre conferme della sua asserzione la serie delle divinità invocate nelle preghiere degli Atti dei Fratelli Arvali, alcuni passi di Ovidio e di Cicerone ed altre possibili concordanze, per cui si rimanda al luogo citato.

  

 

  

 

Fonte: www.simmetria.org



Iscriviti alla nostra NewsLetter!

Scrivi il tuo nome e la tua Email

Digital Newsletter

Privacy