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SARDEGNA: IL MISTERO DEI GIGANTI, NUOVI SCAVI

Forse si risolverà, finalmente, uno tra i più grandi enigmi dell’archeologia in Italia. E si capirà qualcosa in più di una delle maggiori scoperte avvenute nel Mediterraneo negli ultimi 40 anni: sono stati stanziati 200 mila euro, per scavare nelle campagne di Cabras, verso Oristano in Sardegna, dove, nel 1974, furono trovati i Giganti di Monte Prama. Un complesso senza pari: 5.200 frammenti e 10 tonnellate di peso, da cui sono state ricomposte forse le più antiche statue a tutto tondo dell’intero Mediterraneo; 24 tra guerrieri, arcieri e pugili in arenarie, alti quasi due metri, con modelli di antichissimi nuraghi. Trovate 15 teste e 22 busti, che, si ritiene, risalgano forse a otto secoli prima di Cristo. La cui origine resta tra i grandi enigmi dell’antichità.

LA VICENDA
La penisola del Sinis, su cui Fenici eressero la loro Tharros, non è lontana. Due contadini urtano in qualcosa e (brava gente) danno l’allarme. Fino a poco tempo fa, gli scopritori non avevano ancora ricevuto il premio di rinvenimento; chissà, forse sarà pagato ai loro nipoti, ma intanto intervengono i due massimi archeologi sardi d’allora, Enrico Atzeni e Giovanni Lilliu; nascono una serie di scavi d’urgenza. E si trovano pietre accantonate da anni: non valutate mai da nessuno. Erano vicino a 33 tombe a pozzetto affiancate (lo racconta Carlo Tronchetti, che intervenne allora), prive di corredo: solo un misterioso scarabeo egizio. E qui, inizia l’assurdo. Tutto è portato a Cagliari e vi giace per ben 32 anni: pochi frammenti esposti. Finché, nel 2007, non parte il restauro, al nuovo centro regionale di Sassari: lì, per la prima volta pochissimo tempo fa, i Giganti sono esposti nella loro interezza, così come li hanno ricomposti.

LE IPOTESI
Nelle 32 tombe, c’erano resti maschili e femminili: uno per pozzetto, dai 13 ai 50 anni. Ma i Giganti sono successivi. Hanno naso e sopracciglia marcati; gli occhi sono cerchi concentrici incisi; le bocche, fessure. Sono tutti eretti, su basi di quattro lati. Hanno linee a zig zag incise sui corpi, trecce a rilievo; un arciere, ancora con tracce di colore rosso. I pugili, con un’arma sull’avambraccio; due guerrieri, con uno scudo tondo; un elmo cornuto. Risultano impossibili i paragoni: non esiste nulla di simile. Chi li ipotizza «frutto», forse, di un santuario non lontano; chi le guardie di una tomba principesca mai ritrovata. Sono 44 statue misteriosissime, intere o in frammenti. I modelli di nuraghi riportano a una civiltà fiorita dal 1600 al 1200 a.C.: nella zona, ne sono stati ritrovati oltre cento, uno per chilometro quadrato; e i modelli sono di tutti i tipi. C’è perfino chi sbaglia e si spinge perfino a datarli dal X al IX secolo prima della nostra era. Chi nota richiami all’Etruria arcaica, chi li vede orientalizzanti. Capezzoli e un gonnellino fanno immaginare giochi sacri in onore del defunto. Negli arcieri, più varianti. Il Pugilatore pare analogo a un bronzetto di Dorgali. «Questi kolossoi sono un episodio chiave della storia dell’arte mondiale», spiega un altro archeologo di Sassari, Marcello Madau.

I LUOGHI
«La ricerca, sul sito che ha restituito le statue, deve ancora percorrere tanto cammino», diceva, tempo fa, Attilio Mastino, archeologo e rettore dell’Università di Sassari. E finalmente, da settembre si scaverà di nuovo, sperando «di trovare i pezzi che mancano per aiutarci a capire cosa sono queste statue», come dice il soprintendente Marco Minoja. C’è anche una struttura incerta in zona, ancora da capire. L’area appartiene ancora a una Confraternita: l’accordo con la Diocesi rende possibile la campagna d’indagine; e alla struttura ecclesiastica andrà copia dei quaderni di scavo. Sarà usato anche il georadar. Insomma, dopo che per 30 anni i Giganti sono rimasti in magazzino, e a 70 da quando sono stati ritrovati, si inizierà finalmente a cercare di comprendere che cosa veramente sono. Ma le polemiche non mancano. Per esempio, la Soprintendenza ha deciso di non tenere unito questo complesso, ma di esporne al museo di Cagliari alcune parti, e le altre in un luogo, ancora da costruire, in zona. Per molti, separarli non ha senso. Il restauro è stato complicatissimo, e onore a chi, al centro di Li Punti, ci si è misurato: pulire, ricercare i punti di attacco, pensare a come rimetterli in piedi. I Pugilatori sono 16, scuvo curvo rettangolare sulla testa; gli Arcieri, cinque; il Guerriero è il più raffinato. La caccia a che cosa siano, e di che epoca, è forse appena cominciata.

 

Fonte: "Il Messaggero.it"



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