| Mail: info@romanimamundi.it



Il numero simbolico di Roma

La storia di Roma sembra legata ad un numero simbolico: il sette che fin dalle origini appare profondamente connesso alla città. Roma fu fondata il 21 aprile, multiplo di sette, si sviluppò su sette colli, fu governata da sette re e il collegio degli epulones (i Septemmviri), preposto alla celebrazione del banchetto sacro, era composto da sette sacerdoti. Sette erano le corti dei vigiles che avevano l'incarico di spegnere gli incendi; Augusto divise l'Urbe in quattordici (sempre multiplo di sette) regioni amministrative. Arco di TitoTra le festività più tradizionali ricordiamo il Septimontium che si celebrava l'11 dicembre per ricordare l'unione tra gli abitanti delle sette alture della Roma arcaica (tre alture del Palatino, tre alture dell'Esquilino e il Celio). Inoltre la festa delle Septimatrus, celebrata il settimo giorno dopo le Idi di marzo.
L'arco di Tito veniva detto Arcus septem lucernarum per la raffigurazione della Menorah, il candelabro a sette bracci portato via nel 70 d.C. come bottino di guerra dopo la presa di Gerusalemme. Altro monumento importante era il Septizonium, costruito alle pendici del Palatino da Settimio Severo. Poichè si hanno idee molto vaghe sulla sua struttura, sembra che in origine fosse composto da sette zone orizzontali o verticali, da cui sarebbe derivato il nome e nel Medioevo veniva anche chiamato Septifolium, Septizodium, Septemsoliis. Sul colle Oppio vi è ancora la via delle Sette Sale che prende il nome dai sette ambienti di un serbatoio d'acqua annesso alla Domus Aurea.

Il numero sette era presente anche nella giurisprudenza poichè sette dovevano essere i testimoni presenti per dare validità ad un testamento o per attestare la sterilità di una sposa.
Come diceva Servio, le sorti della città dipendevano da sette cose fatali:
SEPTEM FUERUNT PARIA QUAE IMPERIUM ROMANUM TENERENT
("sette erano le cose che mantenevano l'Impero Romano")

• il Palladio, cioè la statua della dea Pallade, simulacro che secondo le credenze dell'antichità era capace di difendere un'intera città. La tradizione vuole che Enea portò la statua nel Lazio e più tardi trasferita da Numa Pompilio nel tempio di Vesta;
• lo scettro di Priamo dai poteri magici, anche questo salvato e portato da Enea nel Lazio;
• il velo di Ilione, figlia maggiore del re Priamo;
• le ceneri di Oreste, figlio di Agamennone, considerate un portafortuna. Furono portate ad Ariccia da Ifigenia e successivamente collocate nel tempio di Saturno;
• la pietra aniconica di Cibele, un meteorite nero di forma conica, custodito nel santuario della Vittoria sul Palatino;
• la quadriga dei Veienti, il carro di Giove, commissionata da Tarquinio il Superbo;
• gli Ancili, gli scudi sacri di Roma, custoditi dal collegio sacerdotale dei Salii nel santuario di Marte sul Palatino.

Quando si diffuse il culto di Mitra, il numero sette acquistò importanza tra i seguaci del culto misterico: sette erano le sfere planetarie e sette erano i gradi iniziatici. Il numero sette fu trasmesso anche alla liturgia cristiana tanto da fissare proprio in sette le chiese principali della città. Alle quattro basiliche patriarcali si San Pietro, San Paolo, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore, andavano aggiunte quelle di Santa Croce in Gerusalemme, San Sebastiano e San Lorenzo. La visita delle sette chiese divenne un vero pellegrinaggio per rendere omaggio alle memorie dei martiri e ottenere con la preghiera speciali indulgenze.

 

Bibliografia:
Tratto da “Roma arcana” di Nica Fiori - Edizioni Mediterranee 2000



Iscriviti alla nostra NewsLetter!

Scrivi il tuo nome e la tua Email

Digital Newsletter

Privacy