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Tempio Isiaco sotto la chiesa di Santa Sabina

Santa SabinaLa Basilica paleocristiana di Santa Sabina è la più nota delle chiese situate sull’Aventino dedicata ad una patrizia romana decapitata durante le persecuzioni del II secolo, in quanto convertitasi al cristianesimo per influenza dell’ancella Serapia. Quando la sua ancella venne catturata, anche Sabina venne allo scoperto subendo il martirio intorno all’anno 120 d.C. La basilica fu fondata nel 425 da Pietro d’Illiria, sotto il pontificato di Celestino I, sui resti di antichi luoghi di culto pagani di cui uno dedicato a Iside, alcuni tratti delle mura serviane e sui resti di un antico “Titulus Sabinae”. Scavi eseguiti nella zona occupata dalla parte alta delle navate e dell’abside hanno rilevato due santuari arcaici del IV secolo a.C. Una cella, preceduta da un portico bistile, è stata fiancheggiata in epoca presilliana da un portico a colonne di travertino. Il tutto fa pensare che quel primo edificio sia stato un tempio di Giove Libero, un altro edificio viene identificato con il tempio di Giunone Regina. Molto probabilmente siamo qui nell’area occupata dai templi di Giove Libero, Giunone Regina e Minerva. Sotto il quadriportico della chiesa sono stati rinvenuti i resti di strutture termali databili al II secolo d.C. e restaurate successivamente nel IV secolo. L’edificio doveva essere su un tratto di strada identificato con il vicus Altus.

Mura ServianeIscrizioni IsiacheSull’Aventino l’intenso traffico fluviale durante le guerre puniche portò ad rapido incremento edilizio, nuove case, santuari di culti esoterici presero il posto dei boschi e giardini. Alla fine del II secolo d.C. l’edificio “intra muros” era occupato da un certo Cosmus, contabile di Marco Aurelio. In uno degli ambienti si è potuto identificare un santuario domestico della dea egizia Iside, luogo di riunione di una confraternita iliaca del quartiere; gli adepti, alcuni dei quali originari della Grecia, hanno lasciato incisi sugli affreschi dei muri le loro invocazioni religiose e l’espressione delle loro dispute. L’immaginario del popolo romano fece nascere la credenza che l’antica basilica, come tutte le chiese sorte sopra i templi pagani, fosse presa di mira dai diavoli. Poco dopo lPietra Nera’ingresso, in un angolo a sinistra su una colonna, c’è una pietra ovale di basalto nero con tre fori, nota come la bomba di San Domenico. Secondo la tradizione, la pietra fu scagliata da un Satana infuriato contro Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine domenicano, che era solito pregare sopra un sepolcro-altare che conteneva le ossa di alcuni martiri. La pietra colpì il sarcofago e ancora oggi sono visibili i fori provocati dalle dita fiammeggianti del diavolo. In realtà la pietra è probabilmente un peso di una bilancia romana o una macina di mulino rinvenuta nei sotterranei della chiesa. Arancio di S.DomenicoFu qui che San Domenico incontrò San Francesco e fondò nel 1220 il monumentale convento con il paradisiaco chiostro tra i più belli di Roma: qui si trova l’arancio di S.Domenico, il primo arancio, secondo la tradizione, portato a Roma dal Portogallo nel 1216 da Domenico di Guzman in persona. Questo arancio è considerato miracoloso in quanto a distanza di secoli ha continuato a dare frutti attraverso altri alberi rinati sull’originale, una volta seccato. L’ingresso avviene attraverso un atrio con colonne antiche nel quale sono conservati reperti archeologici e iscrizioni pagane e cristiane.Il portale centrale è un monumento di spiccata importanza in quanto conserva ancora i battenti lignei del V secolo, probabilmente in legno di cipresso o cedro decorati con formelle rappresentanti scene tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento. Tra queste si può notare la più antica raffigurazione plastica della crocifissione. Molto curiosa è questa iconografia dove mancano delle vere e proprie croci. Il timpano triangolare simboleggerebbe Gerusalemme, mentre le figure non hanno una posizione simmetrica, le mani sinistre sembrano fissate su un tassello ligneo, nessun monte o paesaggio dietro i personaggi. Porta LigneaLa figura centrale è maggiore rispetto alle due ai lati, il primo sembra un bambino nei lineamenti, mentre la figura di destra tocca con la testa la base del triangolo e ha una corporatura più massiccia. L’uomo al centro per l’iconografia cristiana è identificabile con Gesù e tiene le braccia aperte a squadra. Il pannello più importante per il valore simbolico è la rappresentazione del Cosmo: a destra il sole con sotto San Pietro, a sinistra la luna con sotto San Paolo. Nel mezzo c’è una donna con una lunga tunica che dovrebbe simboleggiare la chiesa. Porta LigneaNel registro superiore si può notare Cristo in un cerchio (ricorda l’ouroboros) con una lunga tunica che regge un rotolo nella mano sinistra, mentre ai lati ha le lettere ALFA e OMEGA ed è contornato dai simboli dei quattro Evangelisti: Matteo (uomo alato) = INCARNAZIONE; Luca ( il bue) = PASSIONE; Marco (il leone) = RESURREZIONE; Giovanni (l’aquila) = ASCENSIONE. In questo Mandala Cristiano il Tetramorfo è molto evidente con un immagine simbolica della quadruplice natura della psiche da cui deriva il dogma della Trinità e della Quaternità. Ci troviamo di fronte ad una allegoria ermetico/alchemica dove viene raffigurato un cosmo completo con l’allusione della sfericità della Terra, cosa che la chiesa di quel tempo non poteva ammettere. L’interno della basilica è suddiviso in tre navate da 24 colonne corinzie e si conclude con un abside, al di sopra degli archi vi è un fregio policromo di età romana. La “Schola Cantorum” ha uno stile non del tuttodecifrato, quindi si definisce in maniera imprecisa “celtico, carolingio, lombardo con note di arte orientale. Si vedono motivi vegetali, Nodi di Salomone, simboli solari, stelle rami e uccelli. Nodo di SalomoneSul portico laterale è visibile il portoncino cui si accedeva al convento nel quale insegnò San Tommaso d’Aquino. Sopra la porta d’ingresso si trova un ampio mosaico con una lunga iscrizione metrica attribuita a Paolino da Nola, che ricorda i nomi di Pietro d’Illiria e del papa dell’epoca Celestino I e fa riferimento al Concilio di Efeso che sanciva il primato di Roma sulla chiesa universale. Un pregevole mosaico si trova a terra, nella parte centrale, sulla pietra tombale di Munoz de Zamora, generale dei Domenicani. Nella navata destra si apre la cappella di San Giacinto, in quella di sinistra la cappella d’Elci, dedicata a Santa Caterina da Siena, la quale pare che offrì cinque arance nel 1379 a papa Urbano VI, provenienti proprio dal miracoloso arancio di San Domenico. In tutta la basilica si è cercato di dosare sapientemente spazi e volumi, luce e oscurità con una geometria non casuale ma adottando leggi che stanno alla base dell’Armonia Architettonica, modello seguito successivamente per realizzare altre opere.

Bibliografia:
F. Darsy O.P. “Le Chiese di Roma illustrate” Edizioni Roma 1961
Roma Archeologica “Le Chiese paleocristiane di Roma” Edizioni Elio de Rosa 2003
N. Fiori “Roma arcana” Edizioni Mediterranee 2000
R. Quarta “Roma esoterismo e mistero” Edizioni Olimpia 2007
Assessorato alla cultura “Guide rionali di Roma” Edizione Fratelli Palombi 1985



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